È ben difficile oggi potere con esattezza e compiutamente elencare le bevande alcoliche e non — che nei tempi andati — erano tipiche della tradizione siciliana. Ciò soprattutto perché poco o nulla ci rimane di scritto.
È cosa certa che il vino veniva aromatizzato in molti modi, per renderlo diverso dal solito che si beveva ogni giorno; pochi i liquori che in ogni caso comparivano solo nelle case dei benestanti: ma si trattava sempre di rósoli, od elisir, come la moda del tempo suggeriva le spremute di frutta, quali la limonata e l'aranciata, rappresentavano più che una vitaminica bevanda dissetante, quasi un rimedio, o medicina, per qualche leggero disturbo digestivo.
Vorrei ricordare che un tempo esistevano dei particolari venditori di bevande alcooliche o meno; tra cui l'acquavitàru, un vecchio mestiere di chi faceva acquavite e la vendeva; ma era così chiamato anche il venditore ambulante che vendeva acqua fresca aromatizzata al cedro o limone. In alcun paesi era invece chiamato zammuccàru, con preciso riferimento allo zammù, il tipico liquore all'anice di cui i siciliani andavano matti, beninteso molto diluito in acqua.
Ecco, questo il punto: l'alcool, il vino, le bevande spiritose non hanno mai avuto presa, fascino, sugli isolani: il vino è da bere a tavola, e solo per medicina; di contro molta acqua, meglio se aromatizzata e fresca, per compensare la disidratazione dovuta al caldo, al sole, al lavoro faticoso sotto i raggi cocenti.
..in allestimento..