I carciofi
carciofi con le acciughe
carciofi ripieni
carciofi al limone
carciofi infornati
carciofi in pastella
carciofi con la salsa di S.Bernardo
carciofi a brodetto
carciofi alla villana
carciofi arrostiti alla brace
carciofi come il cervello
carciofi fritti
carciofi all'agrodolce
carciofi all'agrodolce (2)
sformato di carciofi
Diversissimi i nomi; oltre a quelli già indicati, eccone altri: carcióffula, carciofaia, carcióufu, caquórcila, cacuórciulu, cacùccila, e chi più ne ha più ne metta.
Ma nel linguaggio parlato manca la dizione più interessante, e cioè capòzzula che è quella che dovrebbe darci l'etimo: cioè da "caput", il capo, la testa del cardo da tagliare.
Pur essendo noto ai romani, non si sa il perché, il carciofo fu abbandonato per lunghissimo tempo; ricomparirà alla fine del medioevo a seguito di grosse importazioni dall'Etiopia: se ne ha traccia prima in Toscana e poi nel Veneto. Nel XVI secolo si estenderà soprattutto in Sicilia dove sembra abbia trovato il suo migliore habitat. Nella cucina isolana i carciofi trovano larghissimo impiego e sono secondi solo alle melanzane per il numero delle ricette che si possono ammannire.Secondo la tradizione popolare il mangiar molti carciofi fa diventare rauchi, al contrario delle sarde salate che rendono la voce limpida. Merita un cenno il carciofo selvatico, questo piccolo, spinosissimo carciofo che cresce spontaneo nelle pietraie, e che viene venduto già lessato sulle bancarelle od agli angoli delle strade. Esiste tutto un fascino, un modo di vivere, un costume, intorno a questa piccola infiorescenza: il mangiarne non è cibo, ma solo un passatempo tra amici, l'occasione per tenere qualcosa in mano, ed un buon motivo per bere vino. Nel linguaggio dei fiori il carciofo è simbolo di speranza; forse per questo i rivenditori ambulanti invitano all'acquisto gridando: "comprateli, riscaldano i genitali".