..in allestimento..
Questo noto frutto di mare, il rìccio (Echinus), viene chiamato rizza di mari, rizzu, ma anche marancitula.
Quest'ultimo curioso nome ci deriva dal passaggio dì diversi termini: dal latino ericius (il riccio di terra, per analogia), e quindi il dìminuitivo ericitulus, si è trasformato prima in ancitula e finalmente in marancitula, perché riccio... di mare.
Quando vengono presi a pochi metri di profondità, e bene attaccati alle rocce, si distìnguono subito se sono maschi (da lasciare) o femmine (da pescare): i maschi infatti hanno gli aculei spinosi molto più radi che le femmine; inoltre queste ultime hanno una massa più voluminosa dei maschi.
I ricci vanno spaccati con apposita forbice (oppure introducendo la punta di una comune forbice e tagliuzzando torno torno la parte superiore della calotta); nella calotta inferiore appare subito una raggera di colo-ratìssime uova arancione. Vanno generalmente mangiate le uova prelevandole col cucchiaino, oppure intingendo pezzettini di pane. Alcuni aggiungono un filo dì olio e di aceto (o limone).
I migliori mesi per avere ricci carichi di uova sono quelli di maggio e giugno. In ogni caso le femmine sono piene d'uova quando la luna è piena, e vuote quando la luna è calante. Noti i ricci di Mazara, e quelli del litorale che va da Scoglitti a Pozzallo.