I dolci siciliani sono famosi per gusto; originalità di preparazione; in gredienti adoperati; per là forma inconsueta e fantasiosa; ed ancora per gli accostamenti di aromi ed ingredienti; e per tecnica di elaborazione: uno, almeno uno, di questi elementi lo troviamo in ciascuna specialità. Un cenno meritano i monasteri: rappresentavano i veri templi della più tipica pasticceria assurta a raffinatezza. E ciò si spiega per il fatto che molti ordini religiosi vivevano effettivamente della carità, e quindi si sobbarcavano a produrre qualcosa che potesse costituire un provento per i bisogni immediati. Se si aggiunge che la pasticceria veniva curata da abili, quanto sapienti e pazienti mani di suorine, si capirà subito la eccellenza di queste preparazioni, la cui popolarità e fama rimbalzava da paese a paese.Ma quanti sono i dolci di Sicilia? Nessuno lo saprà mai: il mio è solo un tentativo, una brevissima introduzione, ai tanti volumi che di essi si potrebbero scrivere. Di alcuni mi è stato impossibile trovare la esatta ricetta: così delle cariiate di Regalbuto; dei cassateddi di ficu di Mazara del Vallo; dei sampiroti di San Pier Noceto; delle tabelle (biscotti ro tondi di 15 cm . di diametro) di S. Maria di Licodia; dei viscotta di meli, che si preparavano nella Sicilia occidentale per la festa di S. Michele (29 settembre), e raffiguranti l'Arcangelo; i pantofuli di pistacchiu dell'agrigentino e nisseno; i masticutté di Assoro nell'ennese. E questi solo per citarne qualcuno. Di altri dolci si ha solo il titolo: il Pitrè cita il pastizzu a la miniola, un pasticcino, che egli colloca tra i dolci del modicano; e specifica che si tratta di vivanda nella quale entra ogni sorta di ingredienti, anche i più diversi, ad esempio il cavolo fritto e la crema. Nonostante le ricerche nessuno ne sa niente, e chissà mai se qualcuno potrà illuminarci in futuro.