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Il ficodindia è chiamato in botanica anche Fico di Barberia; ciò per ricordare che gli arabi lo portarono per primi in Sicilia indicando casi ia precisa zona dell'Africa settentrionale di provenienza. Questa curiosissima cactacea presenta dei rami composti da cladodi (detti pale), sui quali si formano prima delle gemme, poi i frutti. La fioritura dei ficodindia ha inizio in primavera, con fiori splendenti color giallo-zolfo; la maturazione verso agosto-settembre.
Esistono diverse varietà che danno frutti variamente colorati: bianchi (mu-scaredda); gialli (surfarina); aranciati (moscateddo) ; rossi (sanguigni) e « cularussa ». In genere vengono consumati freschi come frutta; ma con il succo si possono ottenere alcune preparazioni. Vediamo ora qualche curiosità.
Si racconta che il ficodindia, in origine, fosse una pianta velenosa, importata nell'isola dai turchi per distruggere la popolazione; solo per un miracolo qui si fece pianta sana, dando frutti ottimi. Ver devozione se ne mangiano molti alla prima colazione dei giorni di vendemmia; uso che trae origine dalla 'antica abitudine del padrone di far rimpinzare i vendemmiatori, che così avrebbero mangiato poca uva durante la raccolta.
Una piccola pala (cladodo) di fichidindia, portata al collo, guarisce la tonsillite. Nel linguaggio dei fiori simboleggia la circospezione. Un eccessivo quantitativo di ficodindia, soprattutto se mangiati a digiuno, fa 'ntuppari, vale a dire provoca una strana forma di stitichezza causata dal "tappo" che si forma per l'accumulo di semini. La ficupala è una degenerazione del frutto, il quale anziché fruttificare attaccato col peduncolo alla "pala", vi è nato dentro; si nota così un piccolo gladolo con su un fianco una ingrossatura provocata dall'evidente frutto, il quale arriva comunque alla maturazione. I cosidetti bastarduna o scuzzulati non sono altro che i fichidindia nati dalla seconda fioritura, essendo stati eliminati i piccoli ficodindia della prima fioritura; e così la pianta è costretta, forzata, a farne la seconda; i bastarduna, meno numerosi sulla pianta, hanno però caratteristiche economiche di grande rilievo: grossi, senza semi, e tardivi, quindi un frutto invernale. Sono detti burduni, i ficodindia non perfettamente maturi; il nome deriva dal latino burdo, cioè mulo: in questa fase sono infatti considerati bastardi, come i muli appunto. Ed è da qui che si avrà anche il bastarduna di cui sopra.
Eccellenti i fichidindia di Belpasso, Militello, Paceco, Piazza Armerina, anche se in tutta la Sicilia se ne trovano di buoni ed ottimi ovunque.