Cerchiamo di immaginarci il tempo antico, quando non esistevano pian tagioni specializzate di alberi da frutta. Ma si aveva in ogni podere ora qui, ora là, un pero, un pesco, un fico, un melagrano. Ed il proprietario dell'orto, il contadino, li consideravano amici"di casa", alla pari dei pochi animali domestici, seguendone la loro crescita ed allevandoli con cura. Ecco perché esiste tutta una tradizione sui frutti, un folklore pro prio, aneddoti e superstizioni a loro legati; e qualcosa ho ricordato per ognuno di essi. Si viveva immersi nella campagna, e si osservava il tempo, il mutare delle stagioni, il modo di cantare del gallo, il raglio "diverso" di un asino, un frutto spurtàtu (diverso dal solito), per trarre da questi fatti una interpretazione, e perché no, dei presagi. E così - se una donna gravida sognava della frutta acerba - si poteva star certi che avrebbe dato alla luce un maschio. E quando si mangiava il primo frutto dell'anno, il primo della stagione, bisognava esprimere un desiderio, perché - se ne poteva esser sicuri - sarebbe stato esaudito. La frutta, un tempo, era bene prezioso, e spesso veniva raccolta solo per farne regalo di disobbligo. Ancora oggi la frutta è un bene prezioso, ma nel senso che costa cara, ha un alto prezzo di mercato: ma non più per un bene intrinseco, per il suo vero valore, quanto per il costo della mano d'opera che lo rende tale.