..in allestimento..
Di primi piatti la Sicilia strabocca: non c'è niente di mangereccio che non sia stato elaborato per condire, cuocervi, accompagnare la pasta od il riso: nei capitoli pia avanti avremo modo per constatarlo. Ma ci debbono essere delle regole, ferme, sulla loro preparazione, e su questo il siciliano non transige. La minestra non deve mai essere dissapìta o dissamuràta (scipita; efficacissimo l'altro termine che può suonare senza amore); e, contro le moderne teorie che vogliono la pasta " al dente ", che essa non sia crudigna, ma cotta al punto giusto. Il condimento non deve essere liscili, od allisciunatu (preparato male, ed insapore); né scarso, altrimenti si avrà non un fumante appetitoso piatto di pasta, ma un classico matàflu (resa soda ed asciutta per poca cura nel confezionamento).
Insomma le tre regole principe per un buon primo piatto sono: insucàtu, ovvero ben sabato o condito; olurùsu, profumato; e sapuritu, che abbia sapore esaltante. Ma non occorre essere siciliani per concordare. Generi di preparazioni ancor vive in tutte le cucine regionali italiane,che rappresentano la continuità delle puls degli antichi romani (è da questa parola che si originerà l'attuale polenta); essi — che ancora non conoscevano la pasta — utilizzavano le farine dei cereali e dei legumi secchi, per preparare minestre con verdure o carne. Piatti di antichissima origine quindi, e che in Sicilia sopravvivono anche se non particolarmente diffusi e frequenti sulle tavole. Un cenno merita il frumento che è la materia prima di ogni piatto. Esso è sempre stato simbolo di abbondanza e presso tutti i popoli ha avuto un particolare culto, perchè elemento essenziale della umanità. Si può dire che esistono in ogni paese tradizioni, leggende ed usi legati a questo cereale. Tra i più comuni quello di far benedire il grano prima della semina; le offerte agli dei, alla Chiesa, al Santo patrono del paese perchè provvedano a " garantire " un buon raccolto; ed ancora buttarne agli sposi al termine della cerimonia nuziale in segno beneaugurante. Tipico il segno di croce del contadino prima dell'inizio della semina. E durante la mietitura sono tacitamente vietati i canti d'amore, o allusivi, o satirici, o sboccati: solo canti che abbiano sfondo religioso.