Nel testo ho dato ricette di aragaste, cozze, gamberi, patelle, telline, riccio di mare, ed una sola curiosità, /'ogghiu a mari. Tutto qui? Avrei potuto citare anche le ostriche, che anticamente venivano pescate ad Acireale addirittura con le perle; e venivano vendute da Palermo a Messina, a Siracusa. Avrei potuto ricordare la porpora, o murice, detta in dialetto buccuni, o muccuni, che si pescava abbondantemente nel mare d'Hiccari (l'attuale Carini), e che un tempo costituì una vera industria per l'estrazione del colore. Avrei potuto parlare della crocchiola di mare (conche); del "pie d'asino" (cuppa liscia); della "conchiglia del pellegrino" (pettini), del "dattero di mare" (cannulicchi), ed ancora del "cuore edule" (cuoc- ciula cutugnina), e dell'"uovo di mare" (minni di vacca). Avrei potuto accennare alla "brogna" (buccina), dall'enorme guscio che servì alle sen tinelle delle torri per avvisare dell'arrivo dei turchi, ed ai marinai per richiamarsi, ed ai ragazzini per suonarle a Carnevale. Avrei potuto infine scrìvere qualcosa sulle testuggini (tarlùca, tartùca, tistùina, pisciacózza) che il Fazello ed il Mongitore ci assicurano essere state abbondantissime nei nostri mari, tanto che nel 1735 ne fu pescata una a Palermo di ben nove cantara ( 720 kg .), e che i Padri Minimi sapevano cucinare in modo squisito.