..in allestimento..
Le fave (dette in dialetto favi, fava) sono molto gradite a tutti gli isolani,
che le preparano in ogni modo.
Una curiosità è costituita dalle fave a buccia nera, che il popolino chiamafavi palìni. Ma la vera curiosità sulle fave è la sua storia, che vale la pena di essere raccontata.
Cibo di rito per il giorno dei Defunti sono le fave, esattamente come nelle -antiche celebrazioni mortuarie romane, dove questo legume occupava il primo posto e spesso l'unico. Anche gli antichi greci, prima dei romani, fecero uso delle fave per i morti. Si costumava lessarne in grande quantità nel mese di antesterione (novembre) in offerta a Bacco e Mercurio per le anime dei defunti; questa cerimonia era nota col nome di chitri (chittari erano invece le bucce delle fave, e chitri le speciali pentole dove si cucinavano).
Il perché dell'uso delle fave sembra essere spiegato dal colore del suo fiore, che è bianco, ma maculato di nero, ed il nero — simbolo del mistero —. è molto raro tra i vegetali; inoltre pare che le macchie siano disposte a forma della tau greca, la prima lettera della parola tànatos, la morte. 1 sacerdoti di Giove non potevano mangiarle, né tantomeno guardarle. Nelle cerimonie funebri venivano sparse sul feretro, e gli schiavi se le buttavano dietro, durante il corteo, lamentando la perdita del padrone. Pitagora proibì ai suoi discepoli di mangiarne (la leggenda vuole che egli — inseguito dai suoi nemici — si fece catturare anziché mettersi in salvo attraverso un campo, di fave); ma sembra che il motivo sia stato solo di carattere igienico-sanitario. Questa abitudine di consumare fave il giorno dei morti si mantenne nel tempo; si ha però una precisa documentazione della rinnovata costumanza, ad opera del monastero di Cluny: qui ai monaci — che si nutrivano di una sola razione di fave al giorno — venne concessa dal priore una "doppia razione" perché potessero sostentarsi meglio durante la lunga veglia funebre in questo giorno dedicato al ricordo dei defunti.
Di tutte queste usanze rimangono in Italia piatti e dolci rituali che per devozione si consumano il giorno dei Morti, e che non è qui il caso di elencare: basterà comunque ricordare che un piatto di fave — per questo giorno — non ce lo toglie nessuno.
Di larga rinomanza le fave di Leonforte, di Modica, Paceco, Resultano, Villarosa.
Non si capisce perché le fave così conciate debbono esser dette "a coniglio". Ma prendono anche altri nomi, come favi a quasùni ad Acireale, dove sono tradizionali per la ricorrenza dei Defunti; favi a cappóttu a Trapani; favi a testa di mónacu a Sìculiana; favi pizzicati e gnòcculi a Palermo: evidentemente sono fave di estremo interesse ovunque.
Questo tipico piatto utilizza quelle varietà di fave ben grosse ma dalla buccia coriacea, non edule: infatti il commensale si porta alla bocca una fava alla volta, spreme l'interno ed elimina la buccia: l'untume, il condimento esterno, si fonderà tra lingua e palato.