..in allestimento..
Le lumache terrestri siciliane possono essere raggruppate in 4 categorie:
la prima comprende le più piccole, minute, bianche, con lievissima
striatura elicoidale bruno-chiaro; sono chiamate babbalùci o vavalùci, od
anche bucalàci; ed infine garavoli (dallo spagnolo garagoles);
la seconda comprende le lumache vere e proprie, o chiocciole, anche
esse bianche con striatura scura; sono chiamate vaccarédde;
la terza è composta dalle tipiche lumache bruno scuro, o marrone,
che normalmente si presentano chiuse da una membrana bianca; proprio
per qup?fn sono generalmente chiamate 'ntuppatéddi e attuppatéddi, cioè
tappate; od ancora munachédde, piccole monachelle (chiuse nel loro ritiro); ma a seconda delle varie località sono anche dette izzu, e sca-taddizzu; in zoologia è classificata come Elice Naticoide; — la quarta categorìa, infine, conprende le lumache vignaiole, le più grosse, che si presentano verdognole, o bruno-verdognole, con disegni e striature; anche queste lumache vengono chiamate con diversi nomi, tra i quali barbàniu, o crastùni, o muntimi. Per quanto riguarda la nomenclatura, e la etimologia, vedi alle rispettive voci. Alle lumache sono legate alcune tradizioni e credenze popolaresche: aà esempio, abbondanza di lumache, è presagio di una buona annata e di proficui raccolti.
A proposito di lumache mi corre obbligo, data la gravita dell'ammonimento, di ricordare il proverbio siciliano seguente: cu mancia babbaluci, e vivi acqua/ sunàti li campani picchi è mortu. Quindi mai acqua, ma solo vino per un felice matrimonio d'amore.
Le lumache sono state impiegate anche per rituali vari in certe pratiche di medicina popolare: schiacciate e messe su un patereccio, lo portano subito a maturazione; ancora pestate ed unite a poco lievito — applicate sull'occhio ammalato di congiuntivite — si otterrà la guarigione purché vengano contemporaneamente recitate apposite e speciali litanie.