..in allestimento..
Le minestre, per definizione, sono vivande cotte (a base di verdura, o
legumi, o carne, od ancora misti) nelle quali in genere si fa cuocere
"insieme" la pasta od il riso; ma che possono essere servite anche con
pane.
Caratteristica — comunque — è la "brodosità" che le caratterizza, e
le fa distinguere dalle paste asciutte.
Per il siciliano il brodo è da sempre stato considerato brodaglia; non
per nulla si dice che u mégghiu bròdu è la carni. Al brodo si ricorre
solo nei casi di malattia, o per rigenerare le forze dei convalescenti
ma in questo caso si tratterà di brodi ristretti, ed altamente energetici. Per il resto ecco alcuni modi di dire, sprezzanti ed ironici, che da soli riflettono i sentimenti dell'isolano di fronte ad un piatto pieno più di roba liquida (acquàzza) che solida. Così si dice bròdu di paulòti un brodo fatto di niente; e ciò nasce da una preparazione di strettissimo magro che adoperavano i frati di S. Francesco di Paola (i paulòti, appunto) e che consisteva nel cucinare in umido del pesce; questo poi veniva eliminato, e nella pentola si diluiva tanta acqua quanto ne occorreva per cucinarvi la pasta.
Un altro brodo, di classica cucina povera, è il bròdu scaluràtu, ovvero l'acqua dove è stata cotta la scarola: bevanda rinfrescante, ma spesso utilizzata per cuocervi la pasta, perché questa possa avere un qualche minimo sapore.
Ed infine il bròdu di 'ttaccagniéddi, ricavato cioè dalla lessatura di tendini, legacci e nervature avute in regalo dal macellaio misericordioso; ma la vera incongruenza consisteva nel fatto che questo brodo, nella medicina popolare, era considerato uno specifico "antidiarroico". Ed a proposito del brodo-medicina, merita ricordare questo aneddoto (che poi aneddoto non deve essere, ma storia "patria", perché nota a tutti i palermitani). Nel cuore della vecchia Palermo esiste ancora un ristorantino che si chiama La Casa del Brodo, e che è lo stesso da diverse generazioni specializzatesi in questo genere di preparazioni. Qui la mattina gli operai — con un filoncino di pane sotto il braccio — si facevano dare una tazza di brodo caldo, dove intingerlo, prima di avviarsi al lavoro. Ma ancor prima, tanti e tanti anni fa, un contadino della montagna, ammalatosi, fu portato dai familiari a Palermo per una visita medica. Passando davanti alla "bottega del brodo", fecero sosta, ed al paziente fu dato un brodo energetico: quasi un miracolo, si sentì immediatamente bene, e coi suoi piedi ripartì per il paese di origine, mandando al diavolo il medico. La voce si sparse, e da allora il gestore del locale fu detto u duttùri do bròdu, al quale poi molti altri ammalati si rivolsero, preferendo il "suo" brodo, anziché visite mediche con annesse medicine.