La triglia è uno dei pesci più appetiti dai siciliani che ne hanno creato una precisa nomenclatura a seconda della provenienza e taglia. Si ha così la trigghia di fangu (triglia di sabbia) della pezzatura media,e pallido color rosa; e la meravigliosa trigghia di scuogghiu (triglia di scoglio) che arriva fino a 35- 40 cm . superando il chilogrammo e mezzo in rari esemplari, dal color rosso aranciato e vivo; queste ultime sono da secoli, dai tempi dei romani, le più costose, ed il loro valore è dato dal peso e dalla taglia.
Si hanno poi le miezzi-trigghi (mezze triglie) così chiamate perché ancora piccole non superando ì 10 centimetri ; la trigghiòla o sparacanàci (trigliola), piccolissime triglie lunghe da 1 a 5 centimetri , richiestissime oltre che per il loro sapore anche perché non richiedono pulizia, e vengono mangiate intere, testa compresa. Si ha infine la nonnata di triglie, chiamata russuliddu (rossetti), pregiatissima e rara.. A proposito della parola sparacanàci, che non ha fatto dormire uno studioso circa la etimologia, dirò che l'esatta parola è sparacalàci, un pesce degli Attinoterrigi, che nulla ha a che fare con la triglia, ma che in alcune località siciliane è però sinonimo regionale di triglia. La triglia non va sventrata (beninteso se è freschissima), ma cucinata intera; non ha fiele nel suo fegato ed è quindi completamente commestibile. Va solo squamata, a meno che debba essere arrostita sulla brace, ed in questo caso non si squama.
I consigli del Bottegaio
Colgo l'occasione per consigliarti un mix spezie per pesce e carne per insaporire il tuo piatto con le triglie.